IN CAMMINO PER UN VILLAGGIO DISTANTE
Partiamo da un primo interrogativo: c'è o no un'effettiva distanza tra noi - quelli che ci diciamo cristiani e credenti nel Dio di Gesù -, e coloro ai quali vogliamo annunciare e proporre il messaggio di Cristo?
Dovremmo ammettere o no, realisticamente l'esistenza di una profonda rottura (almeno un gap radicale) tra noi (che saremmo i vicini) e loro (che sarebbero i lontani)?
Purtroppo non mi riferisco a quell'inevitabile differenziazione di pensiero e di comportamento... Questa frattura invece riveste più i panni della sfiducia e del disinteresse.
Il villaggio verso cui dirigersi è "lontano", distante. Questa distanza non è solo geografica o spaziale. Di più: è esistenziale, morale, spirituale, infine, umana.
Uscire significa che non bastano le parole... Occorre dunque una predicazione nuova che possa un'altra volta rivelare al mondo la verità su Dio e l'uomo inaugurata da Gesù di Nazareth.
Usciamo allora, mettiamoci in cammino, organizziamo una evangelizzazione itinerante. Così ho deciso anche io, di seguire la lettera per i missionari - Battezzati ed inviato.
— Rino Senatore
IN CAMMINO PER UN VILLAGGIO DISTANTE